Dostoevskij filosofo

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Fedor Dostoevskij
Fedor Dostoevskij

In Italia Dostoevskij viene considerato dai più un grande romanziere, mentre in Russia lo si considera un grande filosofo. Berdajev per esempio dice: “Dostoevskij fu vero filosofo, fu il più grande filosofo Russo”. In effetti, i suoi romanzi sono storie delle idee incarnate nei vari personaggi. Dostoevskij stesso precisa che le idee sono quella forza che muove il mondo e scrive: “Nella storia ciò che trionfa non sono le masse di milioni di uomini né le forze materiali, che sembrano così forti e irresistibili né il denaro né la spada né la potenza, ma il pensiero, quasi impercettibile all’inizio, di un uomo che spesso sembra privo di importanza”.

Dostoevskij fa con i suoi romanzi ciò che Platone ha fatto con i dialoghi. Il filosofo greco ha trasferito sul piano dialettico le due grandi forme dell’arte dei suoi tempi: la tragedia e la commedia. Già Nietzsche sosteneva la tesi: “Platone ha dato ai posteri il paradigma di una forma artistica che sarebbe in sostanza una favola esopica infinitamente sviluppata”. Dostoevskij ha scelto una forma tipica dell’arte dei suoi tempi, quella del romanzo, per comunicare grandi messaggi filosofici. I suoi personaggi sono l’incarnazione di idee in forma di vere e proprie icone.

Ecco un passaggio tratto dal libro “Umiliati e offesi” in cui, attraverso la figura del principe Valkovskij, Dostoevskij riesce in modo memorabile a cogliere e a fissare l’essenza del nichilismo come spirito prevalente del nostro tempo.

«Tutto è per me, il mondo è stato creato per me. Sentite, amico mio, io credo ancora che nel mondo si possa vivere bene. E questa è la fede migliore, perché senza di essa non si potrebbe nemmeno vivere male: bisognerebbe avvelenarsi. Dicono che così abbia agito un imbecille. Aveva filosofato tanto da distruggere tutto, persino la legge che regola le normali necessità umane; ed era giunto al punto che non gli era rimasto un bel nulla. Allora proclamò che nella vita la cosa migliore è l’acido cianidrico. Direte che costui è Amleto, la disperazione tragica, in una parola qualche cosa di così maestoso quale non potremmo vedere nemmeno in sogno. Ma voi siete poeta, mentre io sono un uomo comune e affermo che le cose bisogna prenderle dal lato più semplice e pratico. Io, per esempio, mi sono sciolto da tempo da ogni legame e da ogni dovere. Mi considero impegnato unicamente quando la cosa mi può essere utile. S’intende che voi non potete considerare le cose in questa maniera; voi avete le gambe legate e il gusto malato. Giudicate secondo ideali e virtù. Amico, sono pronto a riconoscere tutto ciò che volete, ma che cosa devo farci se so che alla base di ogni virtù c’è un profondo egoismo? Quanta più virtù c’è in una faccenda, tanto maggiore è l’egoismo. Ama te stesso – ecco l’unica legge che riconosco. La vita è un affare commerciale; non sprecate il denaro per niente; limitatevi caso mai a pagare i servizi che vi vengono resi; avrete fatto così il vostro dovere verso il prossimo. Ecco la mia moralità; se però ne volete sapere assolutamente di più, vi confesserò che, secondo me, è ancora meglio, il prossimo, non pagarlo, ma riuscire a fargli fare le cose gratis. Io non ho ideali e non voglio averne, non ne ho mai sentito il bisogno. Nel mondo si può vivere così allegramente, così graziosamente anche senza ideali… e, en somme, io sono molto contento di poter fare a meno dell’acido cianidrico. Se io fossi un po’ più virtuoso forse non potrei farne a meno, come quel filosofo imbecille (senza dubbio tedesco!). No! Nella vita vi sono molte cose buone. Mi piace avere una bella posizione, un certo grado, una casa elegante, la possibilità di giocare forte (io adoro le carte). Ma l’importante… l’importante sono le donne… le donne in tutti i sensi; mi piace anche la dissolutezza oscura e nascosta, bizzarra e originale, anche fangosa, purché nuova… Ah-ah-ah!»