Chi ha ucciso Laura Palmer?

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Twin Peaks
Twin Peaks

di Valeria Allegritti

Sono passati trent’anni dall’uscita della serie capolavoro in Italia, infatti il suo esordio avvenne il 9 gennaio 1991. Twin Peaks non smette però di sedurre…

Come fosse stata l’ultima tessera di un puzzle, fu proprio la risposta al tormentone dei primi anni novanta, imposta dal network produttore ABC ai due creatori (David Lynch e Mark Frost) che decretò de facto la fine della serie di culto più amata nella storia delle serie di culto. O forse un nuovo inizio. Twin Peaks, che a nominarla fa già venire la pelle d’oca, o per dirla tutta I segreti di Twin Peaks, titolo con cui uscì in Italia. Alcuni di quei segreti non furono mai svelati.

Ma era quel mistero a tenerci tutti inchiodati lì, il mercoledì sera.

David Lynch amava dipingere, e la carriera artistica del cineasta nacque proprio attraverso la pittura. Accadde che un bel giorno, intorno alle tre del pomeriggio, con un dipinto in mano raffigurante un giardino in notturna, in cui “predominava il nero, e piante verdi emergevano dall’oscurità”, Lynch ebbe una visione.

Tutto d’un tratto le piante iniziarono a muoversi, e il ragazzo udì un fruscìo. In quel momento capì che il cinema poteva diventare lo strumento per far muovere i quadri. “Come se la Monna Lisa aprisse la bocca, sentisse una brezza e si voltasse sorridendo”, rivelò in seguito. Ah, l’intuizione. Il genio. L’inconscio.

Comincia tutto così. Le piante, gli alberi, e il vento. Quell’immagine iconica, di una ridente e torbida cittadina americana, nello Stato di Washington sebbene molto vicina alla frontiera canadese, con le fronde mosse dal vento di maestosi alberi che tanto affascinano il detective dell’FBI Dale Cooper (Kyle MacLachlan) chiamato a risolvere un caso. Bizzarro, fuori dagli schemi, forse tra i personaggi meno inquietanti della serie, eppure fortemente caratterizzato da manie e feticci, come l’abitudine di esternare le proprie riflessioni con l’ausilio di un registratore rivolgendosi ad una fantomatica Diane, o di condurre le indagini con metodi non convenzionali, ad esempio con il metodo tibetano. E ad amplificare l’atmosfera di silente mistero, la colonna sonora e il theme ipnotico e avvolgente di Falling (le musiche sono di Angelo Badalamenti, collaboratore storico di Lynch). Quel sottofondo che non ci lascia e che ci sembra ancora di “sentire”

(Don’t let yourself be hurt this time)
(Don’t let yourself be hurt this time)
Then I saw your face
Then I saw your smile

The sky is still blue
The clouds come and go
Yet something is different
Are we falling in love?

Analogamente, la scena iniziale del pilot, il ritrovamento del cadavere di Laura Palmer (Sheryl Lee), avvolto in un sacco di cellophane, sulla riva del fiume da parte del pescatore Pete Martell, viene associata ad un’opera di Marcel Duchamp attualmente conservata al Philadelphia Museum of Art, dal titolo “Étant Donnés”. Lo spettatore entra in una stanza vuota, in fondo alla quale c’è una porta chiusa in legno massiccio, ma è possibile sbirciare attraverso due spioncini collocati all’altezza degli occhi. Lo scenario che si rivela a chi guarda come un peeping tom è il cadavere di una donna nuda in primo piano; non è possibile scorgere il volto della donna ma vediamo che ha un braccio sollevato e tiene in mano una lampada ad olio che emette luce, mentre lo sfondo bucolico e rasserenante, un paesaggio di montagna con una cascata zampillante, ricorda proprio quello de La Gioconda, di Leonardo da Vinci.

L’arte che genera arte. Lynch ne sarebbe rimasto affascinato, e con Frost sarebbe partito anche da quella visione (ma lui non ha mai né confermato né negato la veridicità di questa tesi) per creare un’opera dirompente, un successo planetario, un fenomeno di costume e di culto che si sarebbe sviluppato per 29 episodi più il pilot, appena due stagioni. La terza stagione arrivò solo nel 2017.

Trenta anni fa, Twin Peaks ribaltò tutte le regole della serialità, dei telefilm, rivoluzionando per sempre i canoni della fiction televisiva; influenzando il cinema, tutto. C’è un prima e un dopo Twin Peaks. Per molti, c’è solo Twin Peaks.

L’iperbole del provincialismo americano, che si manifesta con l’esasperazione dei luoghi comuni, attraverso personaggi grotteschi, diventa satira e insieme si muove sul doppio, sulla dualità. Sul “nulla è come appare”. In fondo, basta guardare oltre l’atteggiamento perbenista e i convenevoli dei personaggi che la popolano per capire che tutti, a Twin Peaks, hanno qualcosa da nascondere. Laura Palmer aveva una doppia vita, c’è un nano ma c’è anche in gigante, le cime sono gemelle. C’è un male subdolo e sfuggente che cova e si acquatta in luoghi inimmaginabili. Tra sogno e realtà, Twin Peaks stordisce e confonde.

Ammalia. Tutto si intreccia in un affascinante groviglio di situazioni che riesce a fondere abilmente gli ingredienti della detective story e della soap opera, così come quelli del noir, del thriller e del fantasy con elementi soprannaturali.

La serie è un mix esplosivo di generi che rivela l’assoluta genialità dei suoi maestri.  Non mancano neppure quelle parentesi oniriche e surreali tanto amate da Lynch: le scene ambientate all’interno della loggia nera, un angolo della mente ma anche fisico abitato da entità soprannaturali, dove il tempo non esiste; nella iconica red room (che altro non è che la waiting room della loggia nera e della loggia bianca) con il pavimento a zigzag, che forse trae origine dall’Orfeo di Cocteau. Luoghi in cui l’agente Cooper ha delle visioni, ad esempio quella in cui il gigante suggerisce alcuni indizi che si riveleranno fondamentali per la soluzione dell’enigma sulla morte di Laura Palmer. Sogni, apparizioni, incubi. Personaggi eccentrici, come la signora Ceppo, strambi, freak, o soprannaturali come lo spirito BOB. Il fascino e l’unicità dei singoli protagonisti, con la complessità delle loro storie, è uno dei motivi del clamoroso successo della serie.

Ma Twin Peaks ha gli stessi contorni dell’ineffabile, e l’ineffabile è l’ingrediente segreto.