La classe media americana non esiste più

385
La bandiera USA
La bandiera USA

Solo impegnandosi a risanare le lacerazioni economiche e sociali del paese, Biden potrà ridare forza alla democrazia americana.

di William Lucio Chioccini

Negli ultimi decenni, la ricchezza in America si è via via concentrata sempre di più nelle mani di pochi soggetti: le multinazionali, le società tecnologiche e industriali, le banche. Dal 1980 il compenso medio di un amministratore delegato è cresciuto del 940%, quello dei lavoratori medi del 12%. Il 20% di tutta la ricchezza è concentrata nello 0,1% della popolazione, un gruppo ristrettissimo che detiene enormi sostanze, a fronte di una massa di cittadini che in confronto non hanno nulla.

La classe media americana non esiste più, e il vero scontro non è tra repubblicani e democratici, ma tra oligarchia e democrazia. È andato in questa direzione non soltanto il sistema economico, ma anche quello dell’istruzione. L’università è ormai irraggiungibile per i redditi medi, con il risultato che solo i benestanti hanno la possibilità di istruirsi e quindi di accedere a quella classe di professionisti (manager, avvocati, ecc.) che di fatto è diventata lo scudo (molto ben remunerato) che protegge gli interessi di quel ricchissimo 0,1%.

I detentori di tali ricchezze si vantano di essere attivi nella beneficienza e nei programmi a favore delle classi più vulnerabili, ma le cifre che devolvono sono irrisorie in confronto ai profitti che realizzano. Finanziando le varie parti politiche in campo al momento delle elezioni, i gruppi di potere si assicurano amministrazioni a loro favorevoli. Questo, nel tempo, ha portato a una serie di iniziative legislative quali le limitazioni agli istituti anti-trust, l’indebolimento dei sindacati e la deregulation di Wall Street, che è stata una delle cause principali delle rovinose crisi finanziarie degli anni 2000.

I lavoratori della classe media si sono trovati a lavorare un maggior numero di ore per uno stipendio sostanzialmente identico, a essere di fatto esclusi dall’istruzione universitaria e a contrarre sempre più debiti personali e famigliari. Nel frattempo la Cina è entrata nel commercio internazionale con i suoi prodotti a bassissimo costo, e la tecnologia digitale ha fatto un rapidissimo salto in avanti, sfavorendo i lavoratori meno qualificati.

In questo panorama di fortissime disuguaglianze e squilibri, l’elezione di Trump nel 2016 alla Presidenza è stata interpretata come l’espressione della rabbia della classe media americana. Una rabbia mal diretta, tuttavia, poiché il tycoon ha fatto gli interessi dell’oligarchia, e non dei lavoratori. E perché avrebbe dovuto, del resto? Trump stesso è l’esponente di una ricchissima famiglia di affaristi. Ciò che ha fatto è stato ammantarsi dei panni del protettore del popolo (“America first”) per poi alimentare i contrasti e le divisioni nella società. La fetta più ricca della popolazione, nel frattempo, ha aumentato il proprio potere e il proprio patrimonio, e le disuguaglianze che il magnate aveva promesso di mitigare si sono invece aggravate.

E adesso? A poche ore dall’insediamento di Joe Biden, quali sono le prospettive? Praticamente tutti gli analisti sono concordi sul fatto che il primo passo dovrà essere quello di cominciare a sanare le lacerazioni che dividono il paese. Le ricette le conosciamo: redistribuzione della ricchezza, sanità universale, accesso all’istruzione, transizione ecologica, pacificazione sociale.

Sembrano utopie, ma la società Usa vanta da sempre una fiducia illimitata, quasi religiosa, in se stessa e nella propria capacità di risollevarsi. Hollywood è bravissima a confezionare pellicole a lieto fine, vedremo se la democrazia americana saprà fare altrettanto.