La prima sfida per Biden: ristabilire i diritti dei lavoratori

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Joe Biden, 46esimo Presidente degli Stati Uniti
Joe Biden, 46esimo Presidente degli Stati Uniti

I profondi contrasti che dividono gli Usa potranno essere superati solo a patto di risanare ciò che Trump ha sfasciato: i diritti dei lavoratori.

di William Lucio Chioccini

Nel suo stile megalomane, Donald Trump (in stato di impeachment per la seconda volta) ha affermato che si sta chiudendo il miglior mandato presidenziale della storia, ma sarebbe più corretto dire che si sta chiudendo il mandato col maggior numero di promesse infrante.

Nei confronti dei lavoratori, ad esempio, Trump ha fatto ben poco di ciò che aveva dichiarato, favorendo al contrario le grandi corporazioni e le multinazionali che ovviamente traggono enormi vantaggi dalla debolezza delle organizzazioni lavorative.

Joe Biden è chiamato a invertire le politiche del predecessore, specialmente per quanto riguarda la gestione dell’emergenza sanitaria da Covid-19 (negli Stati Uniti al momento si sfiorano i 400.000 decessi). L’amministrazione Trump ha costantemente rigettato le richieste dei sindacati, ossia l’emanazione di direttive a livello federale con l’obbligo per le imprese di porre in atto adeguate misure al fine di proteggere i lavoratori dal rischio di contagio.

Dalla nuova amministrazione si attendono disposizioni più stringenti per le aziende, con maggiori controlli e una rigorosa regola di base: l’attività può essere esercitata soltanto se viene assicurata la sicurezza sanitaria dei dipendenti e dei collaboratori.

Inoltre, le aziende dovranno essere ritenute responsabili qualora non applichino la normativa per minimizzare il rischio di contagio. È semplicemente impensabile che, ad esempio, una multinazionale della lavorazione della carne con oltre 24 miliardi di dollari di ricavi abbia pagato una modestissima multa di 13.500 dollari per non aver fatto nulla per bloccare un focolaio in uno dei suoi impianti, focolaio che ha coinvolto quasi 1.300 lavoratori, alcuni dei quali deceduti.

Tra le promesse mancate di Trump ci sono anche l’innalzamento del salario minimo e la garanzia di permessi retribuiti. Biden ha dichiarato che il suo obiettivo è portare il salario minimo a 15 dollari e di assicurare ai lavoratori 12 settimane di permessi pagati, sia per motivi famigliari che di salute. Inoltre Biden ha promesso norme che agevoleranno l’iscrizione dei lavoratori ai sindacati, laddove l’amministrazione uscente ha operato in senso diametralmente opposto.

Il compito di Biden non sarà facile, in primo luogo perché l’influenza delle grandi corporazioni e delle multinazionali è e continuerà a essere molto forte nei salotti politici di Washington. Mentre ogni Stato dell’Unione è indipendente nel perseguire le proprie politiche sul lavoro, Biden può senz’altro operare a livello federale, obbligando i contractor federali a rispettare le nuove norme che sono state promesse: dunque il salario minimo a 15 dollari e le 12 settimane di permessi retribuiti.

L’assalto delle grandi compagnie ai diritti dei lavoratori è costante e, grazie all’amministrazione Trump, in molti casi ha avuto successo. In California, alcuni giganti delle consegne a domicilio e dei servizi tipo taxi hanno portato all’approvazione una norma che qualifica i loro lavoratori come autonomi e non come dipendenti. Questo significa niente salario minimo, niente permessi per malattia, niente sussidio di disoccupazione. Tale norma non viene giudicata lecita da molti analisti in quanto le aziende esercitano un ampio controllo sui lavoratori, mentre una delle condizioni del lavoro autonomo è proprio l’assenza di questo controllo: eppure è diventata legge. Trump non solo ha favorito questo tipo di politiche, ma ha anche firmato contratti per centinaia di milioni di dollari con questi stessi gruppi. Insomma, un’amministrazione totalmente dalla parte dei grandi business.

Strette tra la pandemia e il sistematico smantellamento dello stato sociale operato dall’amministrazione uscente, le fasce più vulnerabili della popolazione Usa stanno vivendo un periodo di grande sofferenza, e una cosa è certa: per portare armonia in un paese profondamente diviso e arrabbiato, Biden dovrà necessariamente ripartire da qui, dai diritti dei lavoratori.