La fragilità della democrazia

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Capitol Hill, Washington
Capitol Hill, Washington

L’assalto a Capitol Hill mette a nudo la fragilità della democrazia USA. E di tutte le democrazie del mondo.

di William Lucio Chioccini

Sulla fragilità della democrazia contemporanea si discute da tempo, ma fino a oggi gli scenari evocati sembravano solo teorie relegate alla carta. Le sconcertanti, terribili immagini trasmesse da Capitol Hill, in occasione della seduta del Congresso USA che avrebbe dovuto certificare la vittoria elettorale di Joe Biden e Kamala Harris, hanno cambiato tutto.

Qualche settimana fa, nel suo primo discorso come Vicepresidente degli Stati Uniti, Harris ha ricordato le parole dell’attivista per i diritti civili John Lewis: “La democrazia non è uno stato, è un atto.” La certificazione del risultato del voto c’è stata, l’attuale Vicepresidente Mike Pence ha dichiarato che la violenza non vincerà mai, i social media come Facebook e Twitter hanno limitato i profili di Donald Trump, sono state poste in campo nuove iniziative per mettere il tycoon in stato d’accusa o per attivare il 25° emendamento che lo escluderebbe dal potere.

La democrazia ha dunque reagito, con atti importanti, di peso. Problema risolto? Tutt’altro. La ferita è più profonda di quel che sembra. Le immagini dei sostenitori di Trump che invadevano la sede del Congresso con bandiere e striscioni, facendosi selfie e mettendo i piedi sulle scrivanie, l’uomo travestito da sciamano sullo scranno più alto della sala che rappresenta la democrazia americana rimarranno a lungo nella coscienza di quella nazione e di tutte le nazioni del mondo. In qualche modo evocano la caduta di Roma, con l’irruzione dei barbari nell’aula del Senato romano che per secoli aveva deciso le sorti del più grande impero dell’antichità.

Oltre a costituire un precedente rischioso, una sorta di “si può fare” in chiave eversiva, queste immagini suggeriscono una serie di domande inquietanti: e se al posto di quelle figure più grottesche che pericolose ci fosse stato un commando di uomini armati con un piano sovversivo da mettere in atto? E ancora: se tra le persone che hanno fatto irruzione nel palazzo ci fosse qualcuno legato al terrorismo? Inoltre, quali saranno le conseguenze a livello mondiale della prova di straordinaria debolezza offerta da tutti gli apparati e i meccanismi che, nel contesto di uno stato di diritto, avrebbero dovuto evitare la profanazione del Congresso?

Joe Biden e Kamala Harris avranno il difficilissimo compito di rimarginare questa ferita, mentre tutte le democrazie del mondo, compresa la nostra, dovranno trovare un vaccino efficace per neutralizzare le minacce di coloro che, con parole e atti antidemocratici e violenti, attentano alla libertà e ai diritti di tutti. E, come è successo per quello contro il Covid-19, questo vaccino dovrà essere trovato nel più breve tempo possibile.