Elezioni comunali 2021: per non commettere gli stessi errori

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Campidoglio, Roma
Campidoglio, Roma

Dal 2008, Roma è avvitata in una crisi economica particolarmente dura. La grande crisi finanziaria di quegli anni ha di fatto compromesso il suo sviluppo, che ruotava per larga parte intorno alle trasformazioni previste dal nuovo piano regolatore. La crisi del sistema bancario ha reso inattuabili molti programmi privati e le politiche imposte dal patto di stabilità hanno paralizzato ogni possibilità di investimento da parte dell’amministrazione capitolina. Un’intera generazione di imprenditori del settore edilizio e delle opere pubbliche, che storicamente hanno svolto la funzione di traino economico, è stata decimata da questa drammatica crisi. Molte storiche imprese romane non esistono più. La crisi del settore privato si è intrecciata con una paralisi senza precedenti dell’Amministrazione Capitolina prodotta dall’austerity e da una classe dirigente nel suo complesso incapace di organizzare una qualunque risposta ai problemi posti dalla crisi. Il risultato è un degrado senza precedenti dei servizi fondamentali della città, basta pensare ai rifiuti, al trasporto pubblico, alla manutenzione stradale e alla gestione del verde. Servizi ancora oggi completamente fuori controllo. La responsabilità del gruppo dirigente storico della sinistra romana è quella di non avere nemmeno provato a costruire una risposta all’altezza dei problemi sul tappeto. Dopo il fallimento della giunta di Alemanno, invece di costruire un processo di ricomposizione degli interessi economici e sociali della nostra città, si scelse la strada delle primarie. Scelta frutto della balcanizzazione interna del partito democratico e della insopportabile vanità dei suoi gruppi dirigenti. Non si scelse la strada dell’unità nell’interesse della città, ma bensì quella narcisistica della competizione per la scelta del candidato Sindaco, al di là di ogni valutazione sul profilo dello stesso. L’epilogo è noto a tutti. L’inadeguatezza della nuova giunta e il suo carattere divisivo rispetto a larghe fasce della società romana, l’emergere delle forze populiste in città, la violenza delle inchieste giudiziarie amplificate dalla stampa romana, e in particolar modo da un suo giornale storico, travolsero velocemente l’Amministrazione del Sindaco Marino. Venne costruita una violenta campagna contro il Partito Democratico romano che travalicò le singole contestazioni per assumere i caratteri del processo di piazza. Al di là delle responsabilità politiche sopra ricordate della sinistra a Roma, la storia di quei giorni rimane una pagina nera della vita civile e democratica di Roma e del paese. Sotto lo slogan di Mafia Capitale si consumò l’ennesima rivoluzione passiva del nostro paese, quelle in cui si utilizzano i dominati al fine di rinsaldare i dominanti. E come in tutte le rivoluzioni che si rispettino, si fece anche in questo caso un ampio uso della ghigliottina. La sfida per il governo della città del prossimo anno impone alle forze progressiste di selezionare fin da subito una classe dirigente all’altezza dei problemi della metropoli, senza la quale, come la storia di questi anni dimostra, qualunque sforzo programmatico rischia di rimanere lettera morta.